
Fred Bodsworth, L’ultimo dei chiurli, Adelphi 2025
“Mentre la notte crepuscolare artica si dissolveva di colpo nel bagliore rosa e poi giallo del mattino irruento di giugno, il chiurlo eschimese riconobbe finalmente la familiare ansa a S del fiume orlato di ghiaccio, a meno di mille metri più in basso. Negli ottocento chilometri di tundra piatta e monotona sorvolati quella notte aveva visto molti fiumi con molte anse identiche a questa, eppure capì di essere a casa. Era stanco. Le barbe marroni delle penne remiganti erano lise e sfilacciate dal volo migratorio iniziato a piccole tappe sotto i tropici e finito ora con una corsa frenetica e ininterrotta sulle terre sterili e senza alberi, mentre la folle smania dell’accoppiamento si impadroniva di lui. (…)
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