secondorizzonte spazi della scrittura è un sito di saggi e articoli, poesia, ma soprattutto racconti e romanzi – alcuni dei quali scaricabili gratuitamente cliccando qui – e inoltre pensieri e giudizi venuti da letture e riletture, suggerimenti e citazioni sull’esperienza dello scrivere e altri temi che contano nella nostra vita e nel tempo in cui viviamo. Leggi di più
Ai Fondi di Schilpario, località montana bergamasca dove il 28 aprile 1945 persero la vita per opera di un reparto fascista in ritirata 12 uomini che, temendo per le sorti del paese, si erano recati loro incontro per chiederne la resa, si è evocata lo scorso 29 agosto la figura di Angelo Bendotti, storico della Resistenza nato a Schilpario, di cui queste note hanno in diverse occasioni commentato i suoi libri e, infine, ricordato la sua morte, avvenuta nel dicembre 2024. Tra le testimonianze che hanno animato l’incontro, alla fine del quale il figlio di uno dei caduti ha scoperto una targa dedicata allo storico, la mia ha voluto sottolineare soprattutto la valenza narrativa della scrittura di Bendotti.
Ci sono amicizie, nate da interessi comuni, o da esperienze condivise, che poi si assestano a un certo livello di scambio e, soprattutto se la distanza rende sporadica la frequentazione, finiscono con il ridursi alle occasioni in cui i due amici possono incontrarsi e ribadire la loro reciproca stima.
Claudio Piersanti, La finestra sul porto, Feltrinelli 2025 (pp. 160, euro 17)
Il porto è quello della città in cui Roberto, il protagonista, cresciuto fra le nebbie del settentrione e poi trasferitosi con la madre, ha trovato una risorsa, indefinita e indispensabile: il mare, i suoi colori, le barche e le navi che lo solcano, da stare a guardare dalla finestra della piccola casa in cui ha vissuto finché la madre è stata viva, ma che non ha abbandonato.
“Poter cambiare e vivere con gli animali, / essi sono così placidi e riservati, / Io mi fermo a guardarli per molto, molto tempo; / Essi non sudano e non si lagnano della loro condizione, / Essi non restano svegli nel buio a piangere per i loro peccati. / Nessuno è insoddisfatto, nessuno è impazzito / per la mania di possedere cose, / Nessuno si inginocchia di fronte a un altro, / né a qualcuno della specie vissuto migliaia di anni prima, / nessuno è rispettabile o infelice su questa terra”.
Non nell’“etere”, non grazie alla miriade di satelliti che invisibili ruotano sopra le nostre teste e agli impalpabili segnali che si scambiano, ma nelle profondità dei mari e degli oceani, attraverso la materialità di cavi che possono spezzarsi come una corda viaggiano a una velocità sorprendente i miliardi di messaggi e immagini, transazioni finanziarie e virus informatici che inondano il nostro mondo.
“Col tempo il desiderio di scrivere è aumentato. Questo per due ragioni: il primo è che la vita fisica, la vita reale, la vita del corpo, si restringe con l’età. Il secondo è che la paura di morire porta a pensare che ci sono ancora cose che si vorrebbero scrivere. Queste due ragioni insieme — il fatto di avere meno distrazioni dal corpo e la consapevolezza del limite — fanno sì che, nel momento in cui la vita si assottiglia, la scrittura si allarghi. La vita e la scrittura sono due cose che si travasano l’una nell’altra. Quando la vita si restringe, la scrittura si espande”.
Le ultime stime disponibili – anno 2022 – ci dicono che le attività militari sono responsabili tra i 5 e il 7 per cento del gas serra che ci sta soffocando. I primi 4 anni di guerra in Ucraina hanno generato 311 milioni di tonnellate di CO2, mentre a Gaza, al netto dei 75mila morti, sono finite nell’atmosfera 33 milioni di tonnellate di gas serra. In quanto alle foreste, solo negli ultimi anni nel mondo, sono bruciati 280 mila ettari a causa dei droni e dei bombardamenti. (…) Bombardano il clima. Bombardano l’aria. Bombardano l’acqua. Bombardano il futuro di enormi territori.
Gianni Priano, I prati bruciare, Temposospeso, 2025 (pp. 177+XVI, euro 16)
Il corrispettivo ligure degli “emiliani”, quel gruppo di scrittori che va da Celati a Cavazzoni e prosegue con Nori, Cornia, Benati, Livi, presenze ricorrenti in queste note di lettura, ma in particolare in quella del 3 settembre 2017, dove si sottolineava il tratto comune di questi scrittori, individuabile nella scelta di star vicini al parlato quotidiano, coi suoi dialettismi e regionalismi, con le sue costruzioni sintattiche approssimative, le ripetizioni e le riprese come regola.
Alessandro Robecchi, Le verità spezzate, Rizzoli 2024 (pp. 276, euro 16)
Il gioco di rimandi fra la vicenda del giallista vissuto nel Ventennio e il regista di oggi, che ne vuole ricavare un film, è l’elemento portante del romanzo. I rimandi si fanno infatti confronto serrato: tra la censura fascista che ha perseguitato il primo e l’invito al conformismo, alla prudenza, alla considerazione delle opportunità economiche rivolto dal produttore al secondo.
Massimo Recalcati, Uno diviso due. Fratelli e sorelle, Feltrinelli 2025 (pp. 128, euro 16)
“Negli anni mi sono occupato di decifrare i legami famigliari attraverso la figura del padre, della madre e del figlio.Mancava, per completare la mia ricerca, il riferimento ai fratelli e alle sorelle”: oltre che colmare una lacuna, scopo di questo libro è “emancipare il legame di fratellanza e di sorellanza dal sangue, dalla stirpe e dalla genealogia. Non assumerlo come una legge di natura ma concepirlo come una costruzione simbolica”.
“Una delle opere più importanti di uno scrittore — forse la più importante di tutte — è l’immagine di sé che lascia nella memoria degli uomini, al di là delle pagine che ha scritto”.
Charles-Ferdinand Ramuz, Presenza della morte, Feltrinelli 2025
“Allora vennero le grandi parole; il grande messaggio fu inviato da un continente all’altro di là dall’oceano. (…) Ogni forma di vita finirà. Ci sarà un calore crescente. Insopportabile per tutto ciò che vive. Eppure non si vede ancora nulla”. E dunque, a parte la siccità a la grande calura, niente di eccezionale sembra profilarsi: “certo un po’ soffrivamo, ma era sopportabile, perché c’era quello splendore del cielo, e poi siamo in riva a un lago”, quello di Ginevra, in cui ci si può bagnare, e quindi “sì, è vero, fa caldo, ma è bello!”.
Alessandro Piperno, Ogni maledetta mattina. Cinque lezioni sul vizio di scrivere, Mondadori 2025 (pp. 192, euro 19.50)
Non è solo la scrittura vivace, sciolta, arguta. È la consapevole disinvoltura con cui affronta gli autori, i grandi autori. Non si tratta di spavalderia intellettuale né tantomeno di ingenuità: sa che o si aggiunge l’ennesimo commento colto e corretto e complesso o si sceglie di riferire con precisione e schiettezza ciò che il confronto con un autore ha suggerito prima, fatto sedimentare poi, compresi paragoni e nessi a prima vista improbabili (Tolstoj e Sartre, ad esempio) e ritratti arrischiati, e pure tali da rivelarsi biografie essenziali (“Quando parliamo di Franz e di Marcel, infatti, parliamo di individui condannati a vivere sotto tutela, a rimanere figli ben oltre i limiti imposti dal buon senso, a non raggiungere mai la pienezza dell’età adulta”).
(…) pensavo che Jimmy [il nostro cane] non conosce il senso del tempo, né della mortalità. È probabile che non sappia nemmeno se è un cane giovane o vecchio.
– Jimmy non sa se è un cane giovane o vecchio? – mi ha fatto eco Stephen. – Ascolta, Jimmy non sa neppure di essere un cane.
(…) Ormai è un cane vecchio, anche se lui non sa di essere né cane né vecchio. Condizione esistenziale invidiabile, di quando in quando.
Dario Ferrari, L’idiota della famiglia, Sellerio 2026 (pp. 528, euro 18)
Siamo oltre l’autoironia: forse è l’“autorisata” di cui parlava Bernhard quella che anima il racconto del protagonista e trascina chi legge in questo lungo romanzo – autobiografico nel senso in cui un po’ lo sono tutti i romanzi (“pretendere che fatti e persone narrati non abbiano relazione con fatti e persone reali mi pare francamente poco credibile; che tali fatti e persone non corrispondano tuttavia quasi mai a quelli ipotizzati da chi legge mi pare invece una certezza”.
Daniel Heller-Roazen, Nessuno. Sui diversi modi di non esserci, Quodlibet 2025 (pp. 336, euro 24)
“Ci sono diversi modi di non essere qualcuno”, di “diventare una non-persona”, ma “le non-persone possono assumere diversi ruoli. Sono sempre, in qualche modo, ‘scomparse’, e tuttavia le forme della loro assenza e del loro assentarsi sono molto diverse.” Sorprendente, per me, l’assonanza con l’incipit di Diserzioni, il mio ultimo romanzo: “Non è vero che una persona c’è o non c’è.
“Un romanzo è come un palazzo, e il lettore ci si deve sentire a proprio agio, senza stupirsi né annoiarsi troppo, come in un museo. Ogni tanto, poi, bisogna che tiri il fiato, lontano dal protagonista e dall’autore. A questo servono i paesaggi, una scena divertente, una svolta della trama, un nuovo personaggio”.
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