La parola e le parole

“In questi tempi incerti dove la parola cede il posto alle armi, il ricordo va a Gino Strada con le sue scelte e la continua denuncia di ogni guerra e violenza in difesa della vita di tutti, da qualsiasi parte del “fronte” si trovino”:  una riflessione ampia, avviatasi prima dello scoppio della guerra in Ucraina e da questo evento resa ancor più attuale.

Testo di Paola Ginesi (Fondazione Piccini).

«C’è anche il silenzio. Il silenzio è, per definizione, ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è la terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la melodia che tace sotto la luce del sole. Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Le parole buone e quelle cattive. Il grano e la zizzania. Però soltanto il grano dà il pane»[1].

Ogni parola è un microcosmo e non è mai fine a se stessa, ha in sé un universo che si può cogliere solo se è libera di dire (e forse anche tacere) ciò che contiene, libera di essere presente in ambiti diversi e dirsi in differenti modi.
Non ci sono significati inflessibili, ma c’è una radice di verità che non si può manomettere senza “ferire a morte” le parole.
Le parole si evolvono, alcune tacciono perché non rispondono più al “segno”, altre “passano di moda”… ma oggi non ci si trova dinanzi a cambiamenti di questo tipo: c’è il progetto di usarle come uno dei tanti strumenti del potere, un potere che non riuscendo a sopprimere certe parole ne uccide lo spirito.
Forse uno dei percorsi possibili per scalzare questo sistema-mondo, sempre più contro l’umanità e la natura, è la difesa della parola, la riscoperta del suo senso originale, ripulita da scorie non tanto di secoli quanto di abusi e speculazioni.
Parlare è inserirsi in un percorso che richiede fedeltà al significato originario; la parola è una “convenzione” e quando viene usata con impunità per finalità estranee alla sua accezione, deve essere riscattata per salvaguardarne la verità di fondo.
Viviamo e cresciamo nell’ambito della parola e siamo in relazione attraverso la parola che crea e risveglia identità e processi di cambiamento.
La nostra essenza di essere umani è strettamente collegata al fatto che parliamo, e parliamo dopo che altri ci hanno parlato. Le parole ci precedono, sono presenti in noi, nella nostra storia fin dall’inizio, ci svelano una somiglianza con il passato e il presente, sia individuale che comune, quasi uno specchio in cui riconoscerci e farci riconoscere per lasciare un “segno”.

[1] José Saramago, Le parole, in Di questo mondo e degli altri, Feltrinelli 2013.

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Un commento su “La parola e le parole”

  1. Una parola dopo l’altra*
    parole parole parole
    in lunghe file ordinate
    con punti e virgole
    al posto giusto
    puntini puntini
    pause e sospensioni
    convergono nei discorsi
    toni altisonanti
    si riversano nei fiumi
    confondono le acque
    evaporano sotto il sole
    un ciclo ripetuto allo sfinimento
    per assertire, convincere
    lasciar intendere,
    nutrire pance smisurate
    e teste pretese vuote.
    Nulla di nuovo…
    vite sacrificate
    sotto il cielo di Primavera.

    Oriella

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