“Noi autori dobbiamo ripeterci: questa è la verità. Abbiamo due o tre grandi esperienze commoventi nella vita: esperienze così grandi e commoventi che mentre le abbiamo ci pare che nessun altro sia mai stato prima di noi così inghiottito e colpito e sorpreso e sbalordito e sconfitto e distrutto e recuperato e illuminato e ricompensato e umiliato. Poi impariamo il nostro mestiere, bene o meno bene, e raccontiamo le nostre due o tre storie – ogni volta in un nuovo travestimento – forse dieci volte, forse cento, fino a quando la gente ci ascolta.”

(F. Scott Fitzgerald)

“(…) raccogli la gran parte della tua esperienza da bambino (…). E poi quando scrivi la trasferisci ad altre situazioni.”

(Flannery O’Connor)

“Si dice che chi scrive sia emulo dell’infelice Narciso. Ma, se scrive, ne ha superato la malattia: è capace con la mano di turbare l’immagine del proprio volto riflesso, senza più pena. Reinventandosi.”

(Duccio Demetrio)

“Ai tempi nostri il romanzo storico, o quello che per comodità si vuol chiamare così, non può essere che immerso in un tempo ritrovato: la presa di possesso d’un mondo interiore.”

(Marguerite Yourcenar)

“Essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che portiamo dentro di noi, ferite così segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità.”

(Orhan Pamuk)

“Per pura coincidenza sono diventato un romanziere, non è che ho scoperto la vocazione,come dice chi è del ramo. Finché non ho scritto il primo romanzo non ce l’avevo proprio l’idea di saperlo fare.”

(Maurizio Maggiani)

“Per scrivere serve il silenzio fuori ma la vita dentro (…) ho scelto di stare sola, ma sento le voci della mia grande famiglia ora dispersa.”

(Cristina Comencini)

“Son tornato da una guerra. Ho avuto una buona moglie e bravi figli. Ho scritto libri. Ho fatto legna. Me basta e vanza. ’Desso posso morir in pase.”

(Mario Rigoni Stern)

“Sarò sacrilego ma io quando la mattina mi metto al computer segno lo schermo [ci faccio il segno della croce] perché voglio avere coscienza che non sto scrivendo per me che magari ho l’ansia, io sto prendendo la parola che non è una mia proprietà. Io non sono padrone delle parole, sono ministro delle parole. Questa è la prima cosa. Un romanziere e un sacerdote devono segnarsi prima di cominciare la liturgia della parola, che sia un romanzo o che sia la lettura dei testi sacri.”

(Maurizio Maggiani)

“C’è una scrittura femminile in me che mi fa cominciare così: voci nella casa in vacanza, in ogni camera dormono due o tre bambine, coppie di adulti. Escono persone da ogni porta, costumi, ciabatte, magliette. Ci si prepara per il mare. (…)

E poi c’è una scrittura maschile, più razionale:

Un tempo le case erano abitate da molte persone, ci si litigava il bagno per stare soli, si malediceva la sorella che rubava la tua camicetta stirata, il libro, la penna, ci si affacciava alla finestra a fumare e restare nei pensieri. (…)

Questi due modi della mia scrittura: quello femminile, più intimo, in cerca di nuove sensazioni che sono ancora senza parole, e quello maschile, ereditato da millenni di cultura dei padri, si affiancano, si accavallano, armonici o in conflitto: sono entrambi io.”

(Cristina Comencini)