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La storia gardesana che si racconta in queste pagine è la storia dell’incontro e poi dell’amicizia con Giacomo Usardi, un olivicoltore di Toscolano Maderno, nata nel periodo in cui si dava avvio al recupero di un’area posta alle spalle dello stesso paese, la Valle delle Cartiere.
I brani che di tanto in tanto interrompono la testimonianza di Giacomo danno conto del percorso che ha via via permesso di cogliere la singolarità e il valore della sua esperienza e della sua cultura.
La vicenda di Giacomo si svolge a partire dalle origini contadine per approdare, dopo l’esercizio di altre professioni e un’ininterrotta passione sportiva, a un’attività nella quale le finalità economiche convergono con quelle ambientali e sociali. Il recupero di terreni alla coltura più caratterizzante dell’area, l’uliveto, si risolve infatti non solo in un contributo sostanziale alla salvaguardia di un paesaggio segnato dalla squilibrio creatosi tra la fascia costiera e l’entroterra,  ma anche nella possibilità di offrire nuove possibilità a giovani in difficoltà.

I brani che seguono sono tratti dal racconto di Giacomo.

Il mio sogno preferito è sempre stato quello di volare. Mi buttavo, e stavo su. Volavo.
Quando li facevo da giovane, delle volte, erano anche sogni brutti: sognavo che mi inseguivano, volevano prendermi, e io via: mi buttavo giù e volavo.
Oppure volavo e andavo a salvare qualcuno.
Volavo su Toscolano. Da Gaino, dal monte sopra Toscolano. Era sulla mia zona che volavo. Magari succedeva, nel sogno, che i miei amici venivano giù per andare a lavorare, alla Cartiera, e io gli passavo sopra a volo, scherzando, ridendo.
Però mi è capitato di volare anche sul lago, sull’acqua. E anche su in alto, verso il Pizzocolo.
Sarà un mese fa che ho sognato ancora di volare: sono stato contento tutto il giorno, dopo. Perché era un po’ che non sognavo più di volare. Mi sono alzato la mattina felice proprio, perché avevo fatto un sogno… come una volta.
E’ una cosa meravigliosa.

Andavo in giro. Guardavo. Quando vedevo un terreno abbandonato facevo la mia proposta al padrone. Se ci fosse qualcun altro che fa la stessa cosa ci sarebbe un servizio ambientale straordinario, per tutti, e un reddito, nello stesso tempo.
(…) Io posso dire che è stato questo lavoro che mi ha permesso di sviluppare tutte quelle passioni che prima non potevo avere. Non si può avere passioni se devi essere sempre da qualche parte. Io adesso trovo il tempo che voglio io. Perché sono senza padrone. Un uomo libero.

(…) quando si parla di amore di solito si intende quello fra un uomo e una donna, ma si dimentica che questo amore diventa meno… pesante, se cresce l’amore per tutto quello che incontri, che vedi: l’amore è una cosa grande. E’ la vita, l’amore: riconoscere che tutti quelli che incontri sono tuoi fratelli. Se ti chiudi tu e la tua donna è un amore rovinato: non hai capito niente. E’ difficile spiegarlo a una donna: io sono innamorato di te, ma sono più innamorato se insieme a te vivo tutte quelle passioni che posso vivere per esempio quando mi trovo in Camerate, o sul Pizzocolo. Se due persone si amano, ma fuori dalla loro porta non hanno passione per niente, non c’è amore neanche fra di loro.
Ecco perché oggi vivo meglio che qualche anno fa: sento un’apertura verso qualcosa che non è legato solo a me e a mia moglie.
(…) Forse la gente ha paura, e non fa nessuno sforzo per cambiarsi. La gente se ne vuole poco di bene: credono di volersi bene perché si pitturano, si mettono il vestito di marca, cambiano la macchina. Più la macchina che hai è bella e più sei attraente.
Chi si vuole bene davvero non è che mette fuori il manifesto. Lo vedi dal comportamento che ha, e dalla volontà di cambiare.
(…) Io ho cominciato a pensare queste cose quando mi sono messo a passare il tempo in campagna, nel bosco, nel silenzio… In mezzo al casino non puoi avere passioni. Ma quando hai passato un periodo che hai pensato, in silenzio, allora anche nel casino ti mantieni così, le cose superflue non ti tirano più. Io non ne ho neanche uno rispetto a qualche anno fa ma ne ho abbastanza di avere quello che mi occorre, di essere in salute, di lavorare. Sono contento quando lavoro.  Non mi interessa di avere la macchina tutta rotta, cerco di farla accomodare quando posso. Lavoro per avere quello che mi occorre. Il mio reddito è composto da quel poco che vendo e da quello che non compro.
Questo cambiamento non l’ho fatto di colpo, ma giorno per giorno.  Stai fischiando e non lo sai neanche che lo stai facendo intanto che lavori. Senti la musica nella natura. L’aria, gli animali: suoni sempre diversi. A secondo di come ti senti psicologicamente puoi sorridere o sentirti colpito dall’emozione: perché la natura parla.
Senti la musica in mezzo al silenzio: non la suonano mica, ma la senti, dentro di te. E lì nasce la volontà, il pensiero, la voglia di vivere.
Respiri un’aria sana. Se ti viene da piangere piangi: ti emozioni e ti vengono anche le lacrime. Non ti vergogni. Forse è coraggio invece. Coraggio di aprire la propria esistenza: agli altri.
Quelli che dicono mi piace la natura e perciò  vado fuori dalle scatole, da tutti: non è mica quella lì la questione. E’ vivere dentro di sé ma apprezzando tutto quello che c’è intorno. Non isolarsi dagli uomini. Può andare bene un giorno o due se fai una vita stressata, ma non puoi immaginarti che stai benone perché non c’è più nessuno intorno. Dal giorno che sei da solo non sei niente: occorre vivere bene in mezzo agli altri. Far gli eremiti potremmo farlo tutti. Qualcuno ci riesce a farlo bene, ma io penso che il Padre Eterno non ci ha messo qui per essere da soli. Ci ha messo qui per essere in compagnia.
A me piuttosto tornano in mente tutte le persone sagge che ho conosciuto quando ero bambino. Adesso saggio è quello che è capace di parlare per un’ora con tutte le parole e le virgole giuste. Quelle che io ricordo invece erano persone sagge senza saperlo: amavano se stessi ma amavano tutti. Erano contadini, gente di montagna.

Io me ne sono accorto ancora quando ero giovane che la vita, così, non poteva dare serenità. Una volta avevano pochissimo: è brutto dire così ma… insomma, mio padre lavorava tanto ma quando aveva finito di lavorare era sereno. Aveva poco se non niente, però quando era nella sua casa non c’era più niente da pensare. L’unica cosa da pensare era di avere qualcosa da mangiare. E’ venuto dopo il grande cambiamento, che abbiamo tutto e di più ma ci manca quello che ci serve. Si corre si corre perché si vuole quel che non serve, si dà più spazio al superfluo che al reale.
Allora: che cos’è stato questo gran cambiamento che è venuto? Non è tutto da rifiutare, soprattutto per le ricerche, la salute e così via. Ma d’altra parte, noi uomini siamo al mondo per migliorare la nostra salute, e anche il nostro modo di vivere. O se no per quale motivo viviamo? Essendo che siamo intelligenti, dicono, il nostro scopo è vivere meglio, ma vivere meglio non vuol dire avere tanti soldi, avere tanto che non serve a niente. Vuol dire avere quel che serve, migliorare la salute, migliorare i rapporti sociali, riconoscere che siamo fratelli, cristianamente, come si dice. Ma fratelli di chi, che ci mangiamo uno con l’altro? Se si arriva a questo punto si è perso il senso della vita.
Adesso si muore più vecchi, allora aumentiamo gli anni di lavoro, dicono. Ma non è giusto morire più vecchi? E’ un principio sbagliato. L’uomo non è uno strumento da usare mano mano che la tecnologia avanza: ti do dieci anni da vivere in più e allora vai in pensione più tardi. Ma è naturale che l’uomo cerchi di star meglio e di vivere di più, e lavori anche, io sono d’accordo, ma se può lavorare di meno è meglio: ognuno diventando vecchio dovrebbe avere più tempo per sé.

Certo morire si muore, ma a me non fa paura. La vedo come una cosa normale.  Io sono contento della vita che ho fatto. E’ stata dura però è una vita che è cambiata. Perché la vita è sempre passare al di là di quello che ti può succedere. Bisogna sempre essere disponibili a andare al di là, perché domani non sarai quello che sei oggi.


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Recensioni

Dal Corriere della Sera-Brescia del 12 agosto 2012.
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