La risposta non violenta non si improvvisa*. Per una cultura di pace

“Ho ascoltato le posizioni più diverse sull’argomento  guerra-pace  – scrive Paola Ginesi, della Fondazione Piccini – ed ho cercato di mettere per scritto alcune impressioni con la certezza che è indispensabile rimettere in piedi con maggior forza il dibattito sulla pace, sui percorsi per renderla una problematica diffusa, per farne uno stile di vita (…) credo che la riflessione debba andar oltre la cronaca di oggi verso una reale, forte cultura di pace”.

L’attuale crisi geopolitica, sociale, economica, ecologica, culturale deve esser letta in un’ottica più ampia, non può esser vista come una sconfitta di chi lotta per un mondo diverso, ma come un richiamo alla “controffensiva”, all’impegno a tutto campo.

La crisi, sempre più grave, è il segnale che è giunto il tempo del cambiamento, è il momento opportuno per mettere in atto tutte le possibili prese di posizioni per squilibrare la correlazione di forze che si è imposta un po’ ovunque.

Per le organizzazioni popolari, il movimento per la pace, i gruppi di base e le realtà che gravitano intorno ad essi, i settori più aperti della società civile deve rappresentare un’opportunità per rafforzare l’organizzazione e aumentare la partecipazione, cercare articolazioni globali e locali per costruire reti sempre più vaste e forti, per unire lotte comuni contro problemi comuni. La tecnologia attuale rende più facile la strada.

La riflessione e il dibattito su un percorso di rifiuto della guerra devono andare al di là dei vari momenti presenti con la costruzione di una cultura di pace; pace intesa come ricerca di un comune denominatore mondiale, planetario per il bene comune di tutta la comunità umana alla luce di condivisione, unione, uguaglianza, rispetto delle differenze, dialogo per trovare soluzioni alle esigenze della gente, dei popoli, della natura.

Da parte delle istituzioni che dovrebbero garantirla, una politica di pace reale, non legata ad opportunismi geopolitici e/o elettorali, appare sempre più improbabile e lontana.

 Il ruolo del movimento pacifista, nella sua accezione migliore, è fondamentale; attivo un po’ in tutto il mondo, registra stagioni di forti presenze e periodi di stagnazione; le manifestazioni trasversali a tutta la società possono oggi aprire scenari di maggior impegno e consapevolezza se riusciremo a tener vive attenzione e indignazione con una effettiva ed efficace cultura di pace basata su conoscenza e consapevolezza perché “la risposta non violenta ai conflitti non si improvvisa”.

Se non c’è una coscienza sempre attiva, se non si diffonde ad ambiti sempre più vasti il rifiuto di soluzioni armate, finiamo per assistere a guerre che “fanno molto rumore” e a guerre soffocate nel silenzio e nel disinteresse.

[*] Raffaele Barbero, Pressenza 29-03-2022.

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