Non parlarono più d’amore

▸ dai giorni del coronavirus

Non parlarono più d’amore
per lungo tempo. Muti
divennero gli abbracci
nel letto stanco.
Lontane
si guardavano le bocche
rade peonie
conversando al lungo divano.
Ancora a lungo
con imbarazzo s’aprivano
a tavola le labbra
impudico era il gesto
del prendere cibo
e si masticava piano.
Nessuno chiedeva più
che gli si passasse il vino.
Le mani erano ritratte.
Si guardò con sospetto il pane.
Ancora a lungo
si temette
il pensiero d’amore.

(aprile 2020)

Piante

▸ dai giorni del coronavirus

Sullo stuoino di rafia
è spuntata una piantina di primule.
Evento straordinario ma non raro.
La vita delle piante risponde ad un richiamo
che trascende agio di terra e vocazione di luogo.
Così i lecci di Lucca sulla torre dei Guinigi
la canigea insediata in un muro d’orto
l’anonima piantina, testarda tra intercapedine e soglia.
È l’obbedienza del seme
che se muore, rinasce;
del bulbo che sotto terra si moltiplica
della talea che un taglio rigenera.
L’uccello trasporta, una mano ricopre di terra,
l’eccedenza diventa fondante.
Due pantofole salgono venti gradini
e la mia porta fiorisce.

15 Marzo 2020

Il tempo della paura e della speranza

▸ dai giorni del coronavirus

a Giancarlo, con cui divido il tempo della paura e della speranza

Sia placido questo nostro esserci
qui, ora e poi chissà dove
nel cerchio che racchiude
l’esistente e l’inesistente insieme,
l’uno ombra dell’altra,
l’uno e l’altra attratti
da vincoli misteriosi
e indissolubili.
Sia placido il nostro esserci,
come filo sottile
che armonizza i nostri ritmi
e le nostre presenze sommesse:
siamo compagni d’amore.
Cerchiamo l’accordo del sentire,
la perfezione degli incontri,
il silenzio degli occhi bagnati
che si scrutano appagati
dalla presenza amica,
dalle sembianze che ci seguono
da sempre,
pazienti del loro mutare.

*Questa poesia è nata dalla suggestione della poesia Sii dolce con me. Sii gentile di Mariangela Gualtieri, in Bestia di gioia.

Il tempo, sfuggito alle ingannevoli trame

▸ dai giorni del coronavirus

Il tempo,
sfuggito alle ingannevoli trame
del progressivo divenire,
si è composto come un puzzle
niente contorni, zero forme
aboliti i frammenti
qui ora, la tua vita intera.

Il tempo, tutto il tempo
in un palpito del cuore

Risuonano mancanze
sottili corde vibrano alle voci
che vanno e vengono
alcune si allontanano,
senza l’eco di un addio,
nitide, squillanti
altre appena sussurrate.

Le mani muovono l’aria
indisponibile alla presa
il corpo avanza passi inconsueti
profondità segrete si aprono
nella realtà dei giorni.

Il dono è un vuoto
un cambio di prospettiva
che sovverte gli elementi.

Si fonde il prima nell’adesso
il dopo è uno sguardo spalancato
la fusione è un vortice
cadono le certezze
nuove domande si sollevano
fra il cielo e la terra.

28 Marzo 2020

filastrocca per una quarantena piena

▸ dai giorni del coronavirus

nella nostra reclusione dorata
ci riscopriamo animali sociali
il vicino canta e ci uniamo al coro
oggi siamo fratelli, in questa dimensione
abbiamo deposto i coltelli

tutto questo tempo
quante volte l’abbiamo sognato
tempo per la noia, il gioco,
per l’amore e per
ascoltare il dolore

quante cose da fare in casa
non c’era mai tempo è questo il dono
del virus contagioso

partiamo dalla cucina
svuotiamo il frigo
alla ricerca del vasetto antico
dimenticato e ammuffito

il congelatore scongelato
porta alla luce cadaveri antichi
mai cucinati e riserve
per guerre ora arrivate

l’armadietto della cucina
custode fedele di grattugie, apriscatole,
svuota ananas, spremi aglio, magiche spugnette,
padelle all’ultima moda e pacchi di sale indurito
di essere svuotato sarà felice

per l’armadio abbiamo giorni interi
misuriamo proviamo e abbiniamo
e poi scartiamo si sa
la taglia 40 non tornerà

avviciniamoci alla libreria
e guarda qua il libro che mi avevan prestato
e questo l’ho preso e dimenticato
questo l’ho letto anni fa
e dalle pagine di poesia forse
un foglia secca uscirà

se siete in coppia
è il momento per parlare
l’altro non può scappare
se siete sole ci sono migliaia
di foto con cui ragionare
di passato e futuro ormai arrivato
alcune sono da stracciare

“Ha da passa’ ‘a nuttata “
ma lascerà
la casa linda e ordinata e, forse,
un po’ più d’amore per l’umanità

15 marzo 2020

Stranieri a noi stessi: nuove poesie di Aurora Sorsoli

Parte ogni vita da una madre

Parte ogni vita da una madre
che prepara ordinati
i fili dell’ordito
premessa e speranza
per trame
fitte in disegni colorati.
Ma, accadono,
più in certe vite e meno in altre,
dolori che corrodono
terre che bruciano
confini da attraversare
guerre da subire.
Pianti disperati e inascoltati
lacerano il filato
strappano trama e ordito che,
bagnati, bucati e bruciati,
lasciano vite come
sudari stracciati.
Ne parlano ogni giorno
i telegiornali.

(Settembre 2017)


Migranti profughi stranieri

Migranti
profughi
stranieri
richiedenti asilo
poveri
clandestini
sì, siamo invasi
ma di parole
che ci confondono
usurate
banalizzate
strumentalizzate
svuotate
disumanizzate
appiccicate a visi e corpi senza nome
senza cognome
senza un album di fotografie da mostrare
una casa a cui tornare
numeri e percentuali per le economie occidentali

Umanità in fuga,
senza identità
per voi nemmeno
la dignità!

(2018)


Affama un popolo

Affama un popolo,
che non ha più memoria,
di paure e rancori
poi
dagli in pasto un nemico
finché sarà sazio d’odio
non morirà
tardi
verrà la vergogna.

(7 maggio 2019)


Si fa presto a dir… straniero 

Si fa presto a dir… straniero
l’esser stranieri non è solo uno status giuridico
quand’è che un uomo o una donna
smettono di essere tali e
diventano ai nostri occhi gli stranieri?
È colui che guarda che decide e
può cambiare la realtà che vede
e l’essere stranieri diventa
per chi guarda e per chi è guardato
uno stato d’animo
perché è l’altro che ci incontra
che ci accoglie o ci incolpa.
Chi stabilisce chi è lo straniero
se ognuno lo è per l’altro
se a volte siamo stranieri a noi stessi?

(10 novembre 2019)


Vademecum per riconoscere lo straniero
e graduatoria di pericolosità:

-primo per pericolosità, cosi mi dicono,
è lo strano con la pelle nera
al pari di colui che è sporco, povero e spaventato
questa è gente non degna del creato;
-il secondo, insidioso,
è lo straniero che prega un dio
diverso, il suo,
fai attenzione Dio è uno, il Tuo;
-al terzo le donne sole,
magari incinte per violenza subita,
donne di qualsiasi colore
loro e i figli non andran più via;
-non dimentichiamo gli arabi
definizione generica
ma per noi, gente concreta,
arabi son tutti quelli che parlano del profeta;
-categoria speciale a russi e cinesi
miracolati dall’economia reale
e giapponesi
ricchi abbastanza da non sembrare strani

Noi, gli occidentali
non ci sentiamo mai stranieri,
perché anche lì, in paesi lontani
noi siamo turisti o affaristi
anche lì gli indigeni sono… stranieri
restan loro i forestieri!

(10 novembre 2019)

Attimi apparentemente trascurabili

Respiro forte di principio d’estate,
la cinquantaseiesima
per quanto mi riguarda.
Non mi va di invecchiare.
Così cedo all’inganno degli odori indiscreti
dell’incauta stagione come fosse la prima
come primo il sudore
coi piedi nella sabbia che ricercano il fresco.


Serotonina
adrenalina
enzimi e ormoni
elfi volubili
dell’equilibrio psichico
e trascrizione chimica
di ciò che altrove nomino
le mie emozioni
umilmente assecondo
le vostre capriole
e mi dispongo al riso
ovvero al pianto
come al cielo di marzo
prescrive la natura.
Signori dell’umore
fatemi questa grazia
risparmiatemi almeno
l’emicrania.


Ho sognato la donna balena.
Era l’amante di mio marito.
Era saggia bianca imponente.
Si cibava di patate per cena,
sedici chili al colpo.
Si tuffava in piscina guizzando,
mostrando nudità senza vergogna.
Mi insegnava a respirare da un buco
nel mezzo della schiena.


Emily cuordipaura
dipana in lentezza i suoi giorni
che conducono al tempio,
con il corpo gravato
con il passo malfermo e l’affanno.
Accudisce begonie
mentre culla memorie distorte
e nostalgie salate di rimpianto.
La musica le è amica,
la preghiera una flebile supplica
dall’incerto risvolto.
Per quel che vale, ti terrò le mani
se servirà a scacciare la paura
che il signore del tempio sia malvagio
o maldisposto
o peggio indifferente,
che la strada sia lunga e accidentata
e senza lume.
Altra consolazione non so darti
se mi interroghi piena di sconcerto
sul mistero di un tempo che finisce.
Non sono che un frammento di te
scaraventato al mondo.


Divertito lo spirito rimbalza
alla bella scoperta.
Non mi spaventa più l’inafferrabile
e il suo nonsenso –
seduta lo contemplo.
Attendo tenue il fremito
del suo manifestarsi
in forme mai uguali
che mi lascia ogni volta indovinare.


Tutta la calma
tutta la calma che vuoi
e tutta la lentezza.
Ma combatti, ti prego, la pigrizia
che ti fa smettere di camminare.
Non grandi imprese
ma piccoli diamanti quotidiani
puoi coltivare.
Apri dunque la zip del sacco a pelo
fa meno freddo fuori, senti?
Sotto le nostre polveri sottili
è tutto uno scorrere di linfa.
Quali ferite può darti questo vento
che tu non abbia già imparato a medicare?
Perciò considera, ti prego
di resistere al demone del comfort
e della protezione
e a tutto quello zucchero.
Continua a camminare con l’orecchio attento
adesso che ti sei accorta
di quanto forte stringi i denti mentre dormi.
Ti devo chiedere:
perché e così indicibilmente doloroso
restare indietro?
Ecco, ti ho fatto piangere.
Perdonami.
Dammi la mano, camminiamo insieme.

Pensieri arrivati guardando il mondo

Guardando i tarocchi
(La falce)

Si dovrebbero raccogliere
i fiori più belli
interrare i semi
salvare i nidi e
avvisare le talpe,
che possano chiudere le tane,
prima che la rabbia ci
faccia imbracciare
la falce.

13 giugno 2011


Nubia

Infinita distesa di sabbia ocra,
Nubia,
deserto dalla pelle nera.
Muri di cinta, grigi,
a riparare dalla sabbia
hanno porte colorate
a celare regni
di donne velate

(2014)


Solo non sarai nessuno

Come balena spiaggiata
poter tornare
al mio mare.
Sognare, come il guerriero stanco
lo sguardo del cane Argo
che ti riconosca esistenza.
“Solo non sarai nessuno”*

(marzo 2016)
*Willliam Shakespeare


La paura

È stato a casa tua, in Africa,
regale nei tuoi indumenti colorati,
portavi un otre sul capo e
tuo figlio per mano.
Una bella foto, tu mi sorridevi.
Io buona, come lo sono i turisti,
democratici, ho condiviso con te il cibo.
Non ti ho riconosciuta oggi,
senza dignità,
avvolta in un telo dorato
lì fra centinaia di persone.
Occhi bassi, senza più tuo figlio
– è morto in mare con la maglietta rossa –
no, oggi non verrebbe una bella foto.
Cos’avevi capito?
non ti avevo invitata,
tu non sei una turista e qui
è più grande la distanza fra noi.
Su questa barca sei poco regale
e, come stella cadente,
senza splendore lentamente tu muori.

(2019)


a 25 anni dal genocidio Nel Ruanda, a 80 anni dalla notte dei cristalli,
a pochi giorni dalle minacce gridate a gran voce nei confronti
di una madre e di una bambina rom a Roma

Affama un popolo,
che non ha più memoria,
di paure e rancori
poi
dagli in pasto un nemico,
finché sarà sazio d’odio
non morirà
tardi
verrà la vergogna.

7 maggio 2019

Quaderno del mio compleanno

E’ questo il mio
buon giorno per morire
perché il cuore è pieno
e il corpo di tanta pienezza sorpreso
che anche il dolore oggi è sereno.

Mentre ballo, sorrido e piango
son qui e sono in un tempo sospeso
vi vedo e mi rivedo
amiche amici amori e amanti
con voi gioie, rimorsi, risate paure e pianti.

Non sarò questa volta ingrata
alla vita per quel che mi ha dato
ho amato e sono stata amata
e questo è più di quanto
mi sono meritata.

Mi è successo di essere ferita ed umiliata
a volte ho perdonato a volte me ne sono andata
Io spesso ho deluso chi mi ha amato
ho offeso e sbagliato e oggi chiedo perdono,
il mio cuore non ha mai odiato.

Sono una donna fortunata
per avervi incontrato!!

25 maggio 2015


Non riescono, le parole degli uomini,
a dire la bellezza della donna.
ne cantano i corpi e la giovinezza
– coprono i corpi ad oriente.
li scoprono ad occidente –
incapaci di leggere la luce che resta,
nel tempo, in fondo agli occhi di una donna.
Uomini per sempre portatori d’acqua
che può diventare fiume e mare e vita
solo nel corpo di una donna.
Uomini per sempre debitori,
per sempre costretti a transitare
da un corpo femminile.

2010


Un mattino, su una spiaggia deserta,
le ho viste, sei simpatiche streghe
in tre piccole tende.
Donne
che hanno nutrito il dolore con l’amore,
non ancora arrese.

Sì anche gli zaini
portano il segno del tempo
ma, dentro, ci trovi
sabbie e sassi e fiori e semi;
li spargeranno in volo
per contaminare il mondo.

Streghe
sempre in viaggio
ancora capaci di dare vita a nuovi giardini

8 marzo 2010 in Oman
(per le mie compagne di viaggi indimenticabili)


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Metamorfosi inattese

Delfina Lusiardi, Metamorfosi inattese, secondorizzonte – Metis 2018

Quelli che seguono sono alcuni dei testi e delle immagini che compaiono nel libro:

Dall’introduzione:

Solo ciò che viene dal profondo mi appassiona

Sento che è giunto il momento di rendere pubblici alcuni materiali nati nella seconda parte della mia vita: tracce di un cammino avvenuto al riparo dall’esposizione, nella solitudine abitata da presenze discrete, necessarie a procedere lungo la via del silenzio interiore. Presenze di maestri e di maestre, di amiche e di amici accomunati dallo stesso spirito di ricerca, di esseri cari che condividono gli spazi della mia vita quotidiana, rispettando i ritmi e il modo di vivere la stessa casa. Penso a loro con gratitudine mentre decido di comporre questo libro fatto di poesie, disegni, inchiostri e acquarelli, e di un testo che descrive in modo essenziale i passaggi vissuti in quel processo di cura dell’esistenza, iniziato con la scoperta di un cancro al seno.

(…) Non sono una pittrice, il gesto della matita che traccia un disegno è rimasto per me un gesto naturale, non molto diverso dal gesto dello scrivere. Né più né meno come quando ero bambina. Infatti agli inizi della vita le creature umane non distinguono il disegnare dallo scrivere, lo scrivere dal disegnare. Ma, prendere in mano un pennello, da adulta, per conservare la visione di un fiore illuminato dal sole o il movimento della nebbia che sale tra le colline dopo la pioggia, comporta un azzardo che mi intimorisce. Richiede una decisione che può bloccarsi e mi può bloccare.
Ho cinquant’anni quando tento il primo acquarello della mia vita: per caso dispongo di un foglio di carta da acquarelli (regalo di un’amica artista), di un pennello morbido a punta e di un tubetto di grigio di Payne, acquistati per trasformare in fiori le macchie di vino sul muro di una casa appena imbiancata.
È settembre e davanti a me c’è del tempo vuoto, ho da poco finito un ciclo di chemioterapia e non tornerò a insegnare con l’inizio delle lezioni. Esco dopo la pioggia, i miei occhi vedono il mondo come non l’avevano visto prima e, tuttavia, quella che appare è un’immagine che mi appartiene da sempre. Non vorrei mai più dimenticare la visione di questa nebbia che sfuma i contorni. Accolgo l’impulso a prendere in mano il pennello, la carta e il grigio di Payne rimasto. L’acquarello che nasce mi aiuta a riconoscere cosa sto cercando.
Rientrata al lavoro, per alcuni anni non riprenderò il pennello, la carta, né mi procurerò altri pigmenti, fino a quando non potrò regalarmi il tempo di imparare come si fa. Come si fa a dipingere senza distruggere il silenzio nel quale il respiro del mondo appare nella fragile consistenza delle sue forme. Libera dal lavoro, cercherò maestri e maestre che mi aiuteranno a percorrere questa strada.


Metamorfosi inattese

Ci sono segni che ho bisogno di portare con me:
le ali dispiegate in volo del gabbiano
l’apparire circospetto del capriolo
la curva dolce dei delfini festanti
il ripiegarsi appena accennato delle betulle
verso terra
l’apertura solenne dei rami del faggio
l’ordinato incolonnarsi dei pioppi
la tensione verso il cielo dei castagni
l’abbondanza lieve degli ulivi
il circolo riposante del gatto dormiente
i profondi occhi imploranti del cane…

28 ottobre 1999


Discesa agli inferi

Ti lasci cadere
nelle viscere dolenti
di una donna
gravida di rabbia

cammini a tentoni con lei
tra parole annodate
avvinghiate come serpi in amore
nella grotta al riparo dal sole

cauta procedi per non calpestarle
attenta
a non liberare i veleni
pronti ad uccidere l’anima

la sua e la tua

ti fai strada in silenzio
fin dove
il piede si libera
del fango che sa di dolore

e scorge lontano un filo di luce
che parla di cielo
di vasto e di amore

3 dicembre 2009


Lavori di fine inverno

Bruciare la sterpaglia
Tagliare il secco
Arare Sarchiare
Aprire la terra…

Snidare lo sporco nascosto
negli angoli della casa

liberare dalla polvere
la trama dei tappeti
i cuscini del divano
le pagine dei libri

Picchiare energicamente

Un gesto dimenticato
soppiantato
dal folletto
dal bidone aspiratutto
dall’aspiratore ciclonico

un altro rumore
penetra fastidioso nel cervello
a ricordare quanta energia ci vuole
per liberare la casa
dallo sporco invisibile.

Mirmande, marzo 2012


Non scrivo poesie per consolarmi
Non scrivo poesie per distrarmi
Non scrivo poesie per divertirmi

Non scrivo poesie per scrivere poesie

Mi affido al ritmo
delle parole
che arrivano inattese
dal fondo opaco del sentire

dove la voce trema
per ciò che sa e non riesce a dire

Mi affido al ritmo
dei pensieri
che docilmente imparano a danzare
passo dopo passo

uno dopo l’altro
con cadenza regolare

Pensieri traballanti
come bambini che imparano a camminare
attraversano con timore
le regioni segrete del cuore
che sa
cos’è smarrirsi sul fondo

cos’è perdersi nella notte
senza conoscere la Via
che risale
verso la luce del primo mattino.

6-7 luglio 2014


Opaco resta il sole
nel vetro che stai lavando
giorno di nebbia

Mirmande, 1 novembre 2014


Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.
Oppure può possederci totalmente.
Non importa: alla fine verrà fuori. Il daimon non ci abbandona.

James Hillman

Quando un angelo cade…

Quando un angelo cade
nessuno lo soccorre
quando un angelo cade
nessuno sospetta
la sua disperazione
di angelo
dalle ali spezzate.

Condannato ad essere angelo
si costringe a nascondere
l’antica paura
di alzarsi in volo.

Condannato a portare le ali
si riempie il cuore
di cupa tristezza
mentre rinuncia ad abitare il cielo.

Quando un angelo cade
non sempre si trasforma
nel Lucifero che conosciamo.

Quando un angelo cade
può restare un angelo
dalle ali inutili

povero angelo spaesato
trascinato da ogni richiamo
che lo faccia sentire
comunque ancora
un angelo
al servizio di dio.

18-19 marzo 2018


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A proposito di metamorfosi inattese

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Ordini

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