“Per ordinare e capire chi noi siamo dobbiamo raccontarci.”

(Antonio Tabucchi)

“Per far qualcosa di buono, si deve esser giù di corda per un lungo periodo. Il che può prendere la forma della depressione o semplicemente del fatto che nulla succeda. La vita procede: si fa ogni mattina colazione, si lavora, non si ha nessun sogno interessante e il tutto è solo noia assoluta. Sterilità. Non accade nulla… Addirittura, tendo a diffidare di quello che scrivo quando non ho prima una depressione. So che è roba di poco valore, che non viene veramente, per così dire, dalla pancia.”

(Marie-Louise von Franz)

“(…) ogni autentico scrittore è splendidamente monotono, in quanto nelle sue pagine vige uno stampo ricorrente, una legge formale di fantasia che trasforma il più diverso materiale in figure e situazioni che sono sempre press’a poco le stesse.”

(Cesare Pavese)

“Noi autori dobbiamo ripeterci: questa è la verità. Abbiamo due o tre grandi esperienze commoventi nella vita: esperienze così grandi e commoventi che mentre le abbiamo ci pare che nessun altro sia mai stato prima di noi così inghiottito e colpito e sorpreso e sbalordito e sconfitto e distrutto e recuperato e illuminato e ricompensato e umiliato. Poi impariamo il nostro mestiere, bene o meno bene, e raccontiamo le nostre due o tre storie – ogni volta in un nuovo travestimento – forse dieci volte, forse cento, fino a quando la gente ci ascolta.”

(F. Scott Fitzgerald)

“(…) raccogli la gran parte della tua esperienza da bambino (…). E poi quando scrivi la trasferisci ad altre situazioni.”

(Flannery O’Connor)

“Si dice che chi scrive sia emulo dell’infelice Narciso. Ma, se scrive, ne ha superato la malattia: è capace con la mano di turbare l’immagine del proprio volto riflesso, senza più pena. Reinventandosi.”

(Duccio Demetrio)

“Ai tempi nostri il romanzo storico, o quello che per comodità si vuol chiamare così, non può essere che immerso in un tempo ritrovato: la presa di possesso d’un mondo interiore.”

(Marguerite Yourcenar)

“Essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che portiamo dentro di noi, ferite così segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità.”

(Orhan Pamuk)

“Per pura coincidenza sono diventato un romanziere, non è che ho scoperto la vocazione,come dice chi è del ramo. Finché non ho scritto il primo romanzo non ce l’avevo proprio l’idea di saperlo fare.”

(Maurizio Maggiani)

“Per scrivere serve il silenzio fuori ma la vita dentro (…) ho scelto di stare sola, ma sento le voci della mia grande famiglia ora dispersa.”

(Cristina Comencini)