
Fernando Aramburu, Patria, Guanda 2017 (pp. 640, euro 22)
I silenzi che improvvisamente calavano in casa mia, quando ero bambino; la storia dello zio alpino, che era morto in Russia e solo molti anni dopo avrei saputo esser morto invece in un’imboscata dei partigiani; il parlar concitato sottovoce che si interrompeva se compariva un altro zio, quello che aveva perso il lavoro per non aver voluto fare la tessera: ogni discorso sul fascismo, ogni ricordo del ventennio e poi della guerra erano ammessi solo di straforo nella mia famiglia e censurati senz’altro se era presente chi aveva preso strade diverse.
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