La gabbia dei desideri e dei risentimenti

Michele Mari, I convitati di pietra, Einaudi 2025 (pp. 168, euro 17,50)

La conferma di una possibilità narrativa, di uno schema sulla base del quale creare una storia: stabilito il precedente (un avvenimento, una circostanza, o una decisione, come in questo caso) farne discendere le conseguenze, immaginando, variando, complicando. Non solo i fatti che accadranno, ma anche le motivazioni che ne saranno alla base.

Dalla scelta di studenti ventenni di accantonare ogni anno, in occasione delle cene che li faranno rincontrare poi per decenni, una certa somma che spetterà agli ultimi tre sopravvissuti discende un intreccio che di volta in volta concentrerà l’attenzione su alcuni di loro, sul loro modo di stare al mondo, di affrontare le malattie, di vivere la vecchiaia.

Il quadro è quello di un’umanità velleitaria quanto meschina, chiusa nella gabbia di desideri e risentimenti, sogni e invidie che la definiscono al di fuori di ogni considerazione storico-sociale.

La bravura dell’autore sta nel non dare mai l’impressione di intromettersi, ma di atteggiarsi a osservatore – ironico e tagliente, ma in molti casi anche empaticamente comprensivo – che ci offre il suo resoconto: il consuntivo delle vite dei personaggi è lì da vedere, terreno che si offre al giudizio del lettore…

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