Uno sguardo pieno di spietatezza e grazia

Corriere della Sera (Brescia), 10 Mar 2022. Nino Dolfo

Le trame si comprano dal tabacchino, ma i personaggi no: così diceva Furio Scarpelli, sceneggiatore principe. I personaggi sono fatti di anima e di carne, sono circumnavigabili, non sono maschere, dietro cui si spalanca il vuoto. Ed è un bel personaggio di fisica e credibile consistenza Giuseppe, il padre, che apre l’ultimo romanzo di Carlo Simoni («Se viene qualcuno», Castelvecchi, pp. 391, euro 25). Ci sono libri che sono sempre in corso d’opera, risultato di fogli sparsi, di scritture ruminate e riposte, di scartafacci carsici e vergati a mente. Questo nella fattispecie ha avuto una gestazione lunga e laboriosa: affonda le sue radici nell’autobiografia, anche se nomi e cognomi non sono quelli anagrafici, apre cassetti segreti di famiglia, con uno sguardo pieno di spietatezza e grazia. Carlo Simoni, che rimane uno storico della cultura materiale nonostante il suo bernoccolo per la narrativa, sa bene che noi siamo la prova, il documento, un archivio vivente.

È lì, nella memoria, che si deve scavare. Giuseppe, si diceva. Ci appare in exitu, sul letto di un ospedale e la sua esistenza scorre a ritroso. Uomo vitale e positivo, con le sue ombre e i suoi rimorsi: origini contadine, carabiniere e poi rappresentante di mobili, emblema di una forza lavoro tipica del dopoguerra, una variante in meglio del commesso viaggiatore di Arthur Miller. Simoni parte da lì e costruisce un agglomerato di racconti di educazione sentimentale, di pezzi di vita: le case che raccontano sempre qualcosa di noi anche quando abbiamo traslocato, l’adolescenza, le gite al faro a Jesolo, i viaggi, i libri, gli amori… Un temario sferico, complesso, ma forse le pagine più commoventi sono quelle dedicate alla madre, figura dolente e fragile, risucchiata dal suo male oscuro: suo il mantra da lessico familiare diventato titolo, che condensa il senso dell’attesa, il mistero e dignità del vivere. Senza infingimenti né leziosità, tra rime interne, congegni narrativi o macguffin, Simoni ci consegna un romanzo di pregiata qualità sulla morte, perché i libri sui genitori lo sono inevitabilmente, sulla ricerca di identità e sul perché della scrittura, che è carotaggio e ricerca della verità, forse ultima e unica.

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