Quaderno del mio compleanno

E’ questo il mio
buon giorno per morire
perché il cuore è pieno
e il corpo di tanta pienezza sorpreso
che anche il dolore oggi è sereno.

Mentre ballo, sorrido e piango
son qui e sono in un tempo sospeso
vi vedo e mi rivedo
amiche amici amori e amanti
con voi gioie, rimorsi, risate paure e pianti.

Non sarò questa volta ingrata
alla vita per quel che mi ha dato
ho amato e sono stata amata
e questo è più di quanto
mi sono meritata.

Mi è successo di essere ferita ed umiliata
a volte ho perdonato a volte me ne sono andata
Io spesso ho deluso chi mi ha amato
ho offeso e sbagliato e oggi chiedo perdono,
il mio cuore non ha mai odiato.

Sono una donna fortunata
per avervi incontrato!!

25 maggio 2015


Non riescono, le parole degli uomini,
a dire la bellezza della donna.
ne cantano i corpi e la giovinezza
– coprono i corpi ad oriente.
li scoprono ad occidente –
incapaci di leggere la luce che resta,
nel tempo, in fondo agli occhi di una donna.
Uomini per sempre portatori d’acqua
che può diventare fiume e mare e vita
solo nel corpo di una donna.
Uomini per sempre debitori,
per sempre costretti a transitare
da un corpo femminile.

2010


Un mattino, su una spiaggia deserta,
le ho viste, sei simpatiche streghe
in tre piccole tende.
Donne
che hanno nutrito il dolore con l’amore,
non ancora arrese.

Sì anche gli zaini
portano il segno del tempo
ma, dentro, ci trovi
sabbie e sassi e fiori e semi;
li spargeranno in volo
per contaminare il mondo.

Streghe
sempre in viaggio
ancora capaci di dare vita a nuovi giardini

8 marzo 2010 in Oman
(per le mie compagne di viaggi indimenticabili)


Viviamo quotidianità frammentate
vite molteplici
fra uragani violenti
e boati di terremoti
in bilico – lì – fra
il buio e la luce
paura di lasciarsi andare.

Capita che
gli aquiloni, senza filo,
volino lontano sfuggendoci di mano,
che di notte vengano i cinghiali
a strappare l’erba
e che, in famiglie felici,
si trovino lenzuola irrigidite.

A volte aderiamo al sogno di altri,
perdendoci,
altre camminando fianco a fianco
troviamo il sentiero.
Impercettibili pensieri, fugaci frammenti
ci chiediamo se sono veramente stati
rintracciandoli nei ricordi
troveremo tracce di verità.

Cerchiamo il silenzio
nell’occhio del ciclone e
guardando all’umana follia
ritroviamo l’animale che eravamo e
l’umiltà di amare ciò che siamo
riconoscendoci semplicemente

Com’è bella la vita!

2 luglio 2011


Anche quando la sera
il pensiero si fissa
sul fatto
per niente interessante,
insulso!
dice la mente
io mi sforzo e… penso
di dover pensare a…
qualcosa di più intelligente
ma… niente…
la mente si fissa
disubbidiente mi incolla….
al fatto. 

2013


Migrano da sempre le donne.
Era, una volta, dalla casa del padre
alla casa del marito;
impararono la mediazione,
fra il dolore e l’amore,
per accettare abitudini nuove.
Corrono dalle case dei figli
ad accudir nipoti
alle case dei vecchi
a restituire amore.
Migrano da un paese all’altro
inseguendo grandi amori
per procurare il cibo
a sperimentare libertà conquistate.
Ponti fra culture
sanno imparare e insegnare;
hanno bagagli invisibili
di saperi e parole di madri
e spazio per il nuovo che incontrano.
Sono curiose e non buttano nulla,
le donne accumulano,
come nei loro armadi.
Vestali del passato
sono attente al presente
sanno della cura e della responsabilità
di chi deve consegnare un futuro possibile.

2014


E domani è già ieri
– l’avevo tanto sognato –
non mi ha aspettata!

11 marzo 2014


Ci sono silenzi
assordanti
che dicono di assenze
che urlano muti
possibilità perdute.

7 aprile 2014


I ricordi collocati in un tempo dato
– raccontati –
lì si fermano
insignificanti momenti a se stanti.
Come dirvi il Tempo e il Senso di allora ?
Li cerco
– come ferma fra due specchi –
mi cerco.
Si rimanda all’infinito
la mia immagine
non ho inizio non ho fine
sono prima e dopo e adesso
sono giovane e vecchia
non ho misura
sono nel tempo e nello spazio
Mezzo giro su me stessa,
cerco,
un cambio di prospettiva.
Ricomincia
immagine riflessa e riflettente
non trovo l’inizio
non trovo la fine
non so cosa dire
mi si stringe il cuore
senza parole è meglio tacere!
Spostate gli specchi.

22 luglio 2014


Sono sempre le stesse
banali parole che conosco
eppure, a volte,
le incontro
in dimensioni magiche
in silenzi profondi
vestite a festa

novembre 2014


Ci sono partenze improvvise
–  non lasciano il tempo per un saluto –
e partenze lente –
un allontanarsi in vita.
Allora i gesti diventano lenti,
i pensieri confusi,
i sentimenti selvaggi, sorprendenti,
così lontani dalla fatica delle relazioni,
dell’educazione e del controllo.
Ci stai disorientando, madre!
Persa la certezza di te, così come ti abbiamo
sempre conosciuta.
Spaesate, già orfane della tua dolcezza,
rischiamo di perdere l’opportunità che
ci stai regalando;
salutare di te ciò che sta finendo
e accoglierti figlia /madre!
Assumere la fatica, invertire i ruoli,
per accompagnarti e restituirti solo poco
di ciò che ci hai donato.

2015


Sogno
se proprio necessario
che ognuno si inventi
il suo dio e il suo santuario
lo arricchisca con pensieri e misteri
lo preghi come meglio gli viene
lo immagini
in cielo, in terra, in mare o dove crede
gli dedichi atti di fede
se permettete direi che
potete sceglierlo anche del sesso che volete
e del colore che credete
e poi…
condividete ma non imponete
che nessuno ha la verità
ma tutti siamo in cerca di umana felicità
e già sarebbe un paradiso
un mondo condiviso
con amore e generosità

11 gennaio 2015
(dopo la tragedia di Charlie Hedbo – Ghandi: “dio non ha una chiesa”)


Pensieri disordinati
mi disorientano
spingendomi ai bordi
di antiche ferite,
precipizi attraenti
che il ricordo riempie
di soffici menzogne.

13 marzo 2015


È cieco lo sguardo
di chi guarda
volendo vedere.
Il reale risponde
a ciò che si vuole trovare.

Liberare da volontà lo sguardo
è rara sapienza
penetra il veduto e
ne illumina
‘L’oscura sostanza”*

aprile 2015
*Anna Maria Ortese


Ad un figlio

Ci provo ad amarti
con-fusa con te
che mi guardi
guardingo mi chiedi:
son buono ma
non mangiarmi!

aprile 2015


Noi che siamo figlie e madri
noi che abbiamo distrutto la madre
noi che l’abbiamo elevata a simbolo
noi che
una madre, come una gravidanza,
la si porta in sé, per sempre,
eredità uterina
che complica la genealogia femminile
di dolore e d’amore
di sangue e di vita.
Noi che
ancora non l’abbiamo perdonata
perché non ci perdoniamo
e ancora teniamo stretto la sua mano
perché se si perde lei ci perdiamo anche noi
che il parto più difficile sarà
consegnarla alla morte.
Noi
lasciamola andare,
come una figlia, non possiamo ridurla a noi
di Lei sappiamo poco
consegniamola al futuro ricordo d’ infanzia
quando ancora non c’era giudizio
e sorridiamo, guardandola,
mentre ci abbraccia su una foto ingiallita

maggio 2015
(a mia madre malata di alzheimer)

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