Atleta

29/08/2017 | Scritto da Mauro Abati

*
appena appena
sole che sorge
i lombi caldi
dell’atleta
tepidiscon l’erba

*
becchetta il merlo
i primi frutti
appena pronti
indugia nell’ultimo
sonno l’atleta
ma poi raggiunto
dal sole tra i rami
stende magnifico
lo sguardo attorno

*
tra le cosce fa il nido
una dura vertigine
più acuta si fa
a sentirla con mano
bagnata nell’erba

*
il basso
basso suono
della linfa nel tronco
un suono che pensa
minuziosamente a sé stesso
fino all’oblio
fin lì giunge
dell’atleta lo spasmo
trepidante il contatto
con l’erba e la terra

*
esser là
all’apertura del lago
foglia madreperla
inoltrarsi
come albero in cielo
non uomo
esser pesce o piroga
in quella pupilla

*
lanciata per caso
la prima pietra
poi per sapere
fin dove fin dove
poteva lanciare

*
a precipizio
e poi risalire
arrampicare
il cervo seguendo
nello slancio imitarlo
il suo desiderio

*
conservare dell’uomo
il piacere al computo
dei gangli che forzano
assumer da donna
il gusto dinnanzi
alla forza indomata

*
incandescente dilaga
respiro del sole
d’azzurre montagne
fulgida
punta nascente
ricorda l’atleta
le frecce in antiche
figure
e lo scudo solare
pavesato il giorno
per la prova
il torneo

*
segue il sole
l’erba nuova
finchè segna
l’ora e la prova
e dunque
già asta e prioettile
già pesce e cervo
femmina e maschio
l’atleta ritrova
in ispecchio
d’acqua il volto
che tutto racchiude

*
traccia il perimetro l’atleta
dell’appartata radura
muta concentrica erba
dispone l’arco l’atleta
e recisa la radice alla pietra
solleva la meteora e la scaglia
ultimo atto si lancia l’atleta
nel vuoto di lame
dell’abbagliante dirupo

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