A Emiliya che non vuole partire

Adesso che sono nati
come puoi partire?

Con quale cibo
i suoi capezzoli
diventeranno turgidi di latte?
Chi le riempirà la ciotola dell’acqua?
Chi le farà capire che i boati
non deve temere?

Ti tengono sveglia tutta la notte
queste domande, Emiliya.
T’inquietano
più del suono delle sirene
che minacciano bombe su Berdyčiv.

Ti vedo, Emiliya,
nell’angolo più nascosto del mio cuore
nella cellula più viva del sentire
nel fondo più antico della memoria.

La mia, la tua? … La nostra forse
dove risuonano sirene di un’altra guerra
quando tu piccola
come i gattini di questa nidiata
imparavi a trattenere il respiro
per non farti trovare.

25 marzo 2022

*Emiliya è la mamma di un’amica ucraina che ha deciso di non ritornare dalla figlia in Italia. Tra le varie ragioni: la gatta incinta di cui si prende cura ha messo al mondo una nuova nidiata in questo marzo di guerra. La sua storia mi ha richiamato quella di Liuba, l’amica ebrea che parte dalla stazione di Firenze dopo le leggi razziali del 1938 a cui Eugenio Montale dedica la poesia A Liuba che parte:
A Liuba che parte / Non il grillo ma il gatto / del focolare / or ti consiglia, splendido / lare della dispersa tua famiglia./ La casa che tu rechi / con te ravvolta, gabbia o cappelliera?, / sovrasta i ciechi tempi come il flutto / arca leggera  – e basta al tuo riscatto.  

3 commenti su “A Emiliya che non vuole partire”

  1. Grazie Delfina, sono la figlia di Emiliya.
    Ogni volta quando leggo le tue parole piango,piango dalla nostalgia per la mamma, piango per questo gesto della provvidenza che ha manda a lei la gatta come compagna dei giorni brutti, piango commossa dal come riesci tu, italiana lontana, tenerla nel tuo cuore….

  2. chi puo misurare il valore di un affetto? gli umani, gli animali la natura tutto questo è il nostro mondo e le guerre non hanno attenzione a nessun dolore, a nulla Distruggono le vite e le cose senza compassione

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