Stagioni

24/04/2018 | Scritto da Maria Attilia Ferrari

Tempo d’Avvento

Ad ogni Natale rivivo la trepidazione di un’attesa. So che si annida nell’infanzia questo sentire.
Sollevo oggi come allora l’angolino di carta di quelle finestrelle del calendario dell’Avvento, raro a trovarsi in quei tempi.
Appaiono così i miei ricordi, piccole scene familiari dei natali della mia infanzia che oggi la memoria ravviva e riscalda.

Tu mi ricordi il tempo del Natale.

Già lo sentivo arrivare

con le nebbie di novembre

quando a San Martino

traslocavamo in una casa nuova.

Ed io entravo in un’altra classe

a scuola cominciata.

Andavo allora a sedermi nel banco vuoto

accanto alla bambina delle giostre

che odorava di fumo di legna.

Tu mi ricordi il tempo del Natale

che si annunciava nelle lunghe notti

ovattate di nebbia.

Si sentiva solo il campanellino di Santa Lucia

in quella notte.

Allora con mio padre mettevo fuori dall’uscio

la scodella di farina gialla e un po’ di fieno

per il suo asinello.

E l’indomani avrei trovato

ai piedi del mio letto

la biciclettina e il pallottoliere

e gli occhi ridenti di mio padre bambino.

Tu mi ricordi il tempo del Natale

quando il gelo ricamava i vetri della cucina

e mia madre toglieva le mele campanine dal forno.

Allora io ci mettevo i miei piedini infreddoliti

e intanto con lei ripassavo le tabelline.

Ero felice della nostra intimità

intrisa di odori e di vapori.

 

Tu mi ricordi la vigilia di Natale

quando mia madre mi lavava nel mastello di zinco

e mi avvolgeva nel panno caldo e nel borotalco.

 

Sempre mi ricordi la notte di Natale

quando per mano a mio padre e a mia madre

nella nebbia dell’argine

intravedevo il lume della casa materna

a guidare i nostri passi

come cometa sul presepe.

Era quello il mio presepe

la nostra famiglia viandante

che tornava a casa nella notte di Natale.

Dicembre 2016

 

***

 

TRANSITI

Tornata a casa

su un piccolo vascello

aprirò la finestra

e la stanza saprà di geranio.

 

Sono tornata e ora

ho radice nella dimora.

 

Un’altra donna è uscita

resterà ad abitare

in un luogo affollato

di giovani voci.

 

Talvolta io e lei ci parliamo.

Una è nomade, l’altra stanziale.

 

Giovane donna, hai sempre abitato

in stanze affollate.

Ora mi è compagno il silenzio

e la forte sonorità della vita.

 

Oggi andare e tornare

è solo il ritmo naturale del giorno.

 

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