John Berger, Perché guardiamo gli animali?

John Berger, Perché guardiamo gli animali? Dodici inviti a riscoprire l’uomo attraverso le altre specie viventi, Il Saggiatore 2016, pagine 120, € 16.00

Del guardare si intitolava la raccolta di articoli e saggi fra cui era comparso, oltre vent’anni fa, lo scritto che ritroviamo nel recente Perché guardiamo gli animali? di John Berger. E si tratta appunto di guardare, senza cercar di riconoscere, di tranquillizzarsi collocando quel che si ha davanti nel già noto. Guardare senza cedere all’imbarazzo, o all’inquietudine che ci fa passare a guardare altro. Guardare e lasciarsi guardare, senza abbassare gli occhi, anche se chi ci guarda non è un altro essere umano.
Stare nello sguardo che intercorre fra me e l’animale: tutto qui.

Quel che ne viene, fra gli innumerevoli discorsi che facciamo, e leggiamo, sugli animali, è una riflessione profonda ma non teorica, colta ma che non ha bisogno di note: sembra di averle già pensate molte delle cose che Berger dice, o che le si sarebbe potute pensare anche noi, solo che non avessimo liquidato il cavallo che incontriamo mentre facciamo una passeggiata con un buffetto sulla fronte, o il gatto che è spuntato da sopra un muretto al nostro arrivo con un’occhiata distratta, interrompendo così la domanda che veniva dai loro occhi.
Ma lo sappiamo, anche noi, che “quando sono intenti a esaminare un uomo, gli occhi di un animale sono vigili e diffidenti”, e al tempo stesso indifferenti, perché l’animale “non riserva uno sguardo speciale all’uomo. Ma nessun’altra specie, a eccezione dell’uomo, riconoscerà come familiare lo sguardo dell’animale.” Perché? Ed ecco una delle molte osservazioni che Berger butta lì con disinvoltura, e che ci obbligano a rileggere, a sottolineare mentalmente: perché “l’uomo diventa consapevole di se stesso nel ricambiarlo”, quello sguardo. Somiglianza e diversità convivono nell’attimo in cui vive, sospesa, questa muta reciprocità. Si tratta di accettarla, di non sfuggirla, e allora si comprenderà che “l’animale ha segreti che, a differenza dei segreti delle caverne, delle montagne, dei mari, si rivolgono specificamente all’uomo”.

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