Dal Corriere della Sera-Brescia del 26 agosto 2014.
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Dal Corriere della Sera-Brescia del 2 luglio 2014.
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La statua di Umberto Saba a Trieste

La statua di Umberto Saba a Trieste

Dal Corriere della Sera-Brescia del 22 maggio 2014.
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Dal Corriere della Sera-Brescia del 6 maggio 2014.
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Dal Corriere della Sera-Brescia del 4 aprile 2014.
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Carlo Simoni intervistato da inexhibit.
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Dal Corriere della Sera-Brescia del 16 marzo 2014.
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Nelle città vive ormai più del 50% della popolazione mondiale. Il contesto urbano, nelle sue diverse forme, in quanto ambito privilegiato nel quale si svolge la vita degli uomini, è dunque sempre più lo scenario delle grandi questioni di civiltà che interessano il comportamento degli uomini.
Nella città si manifestano il tema del confronto tra culture diverse e della necessaria convivenza di modi di vita differenti, la questione della redistribuzione della ricchezza e della più equa ripartizione delle risorse, la necessità della garanzia di pari opportunità di accesso a beni, servizi e diritti, il problema della tutela dei diritti dei più deboli, quello della efficacia delle leggi e, al contempo, della operatività di norme condivise che permettano la civile convivenza.
Inoltre la gestione della città è sempre più urgentemente chiamata a misurarsi con problematiche quali l’uso delle risorse, la tutela dell’ambiente naturale, la manutenzione del patrimonio storico, che fanno assumere sempre di più all’etica la dimensione della responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Ethos e polis, secondo Cacciari

Una trattazione del rapporto tra ethos e metropoli non può prescindere dalla riflessione che in questi anni ha svolto su questo tema Massimo Cacciari, facendone anche strumento di guida della sua prassi politica.
Prendiamo in considerazione il libro ‘La Città’’, trascrizione di una conferenza/seminario del 2004 tenuta a Fiesole, in cui vengono riprese anche le osservazioni anticipate nel saggio apparso sulla rivista Micromega nel 1990 con il titolo appunto “Ethos e metropoli”, che pur affrontando frontalmente la tematica proposta ora appare però troppo legato alla contingenza politica.
Fin dalla prefazione del libro A. Rizzi rivela perché la riflessione sulla città sia centrale in Cacciari:
“La città nella storia è il perenne esperimento per dare forma alla contraddizione, al conflitto” (Non a caso Cacciari riprende la tesi di Vico e di Schmitt che la radice di polis derivi da polemos guerra).
Non esiste la città in generale ma esistono forme diverse di vita urbana.
Lo possiamo riscontrare nella assenza di un corrispondente latino al termine che designa la città greca, la polis, “la polis è il luogo dell’ethos, il luogo che da sede ad una gente, a un genos”. Riprendo la trattazione della differenza tra civitas e polis come la sviluppa Cacciari, senza entrare nel dibattito più approfondito in merito; basti citare qui ‘La città antica’ di Fustel de Coulanges o ‘La Civiltà dei greci’ di Burckhardt, in cui questi temi dell’origine della polis e della nozione stessa di genos appaiono con una complessità e una ricchezza che è a volte anche contraddittoria. L’ethos greco non ha il significato dei mores latini, è radice, radice del genos, appartenenza, tradizione.La città greca, la polis, da cui la politica, è una città che non vuole crescere, che si sviluppa intorno all’agorà, è il territorio dove governa l’ethos.

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“Ma lo si vede dappertutto…”: questo il primo commento, il più diffuso quando il cantiere era all’ultima fase e l’edificio aveva già raggiunto la sua dimensione definitiva. Un commento generico, inconcludente. Con quel ma iniziale però, rivelatore non tanto di una critica, certo, quanto piuttosto di una perplessità, o di un disagio indistinto, come quello che si avverte quando andando verso piazza Repubblica, da via Ugoni come da via Vittorio Emanuele, la prospettiva non è più libera, segnata al più dall’esile serbatoio pensile dell’ATB che si stagliava nel cielo proprio lì, dove adesso lo sguardo si ferma contro la nuova imponente costruzione.
L’immagine giusta me la dà un amico, uno che se ne intende, un architetto: fa venire in mente quelle grandi navi che passano nel canal Grande a Venezia, più alte del Palazzo Ducale.
Si sa: la gente – chi la città la abita per quel che è, e diventa – resta indietro rispetto ai discorsi di chi la città la fa. La progetta, la fabbrica, ne regola la forma e la crescita (quando ne ha la volontà, quando ci riesce).
Sempre stato così? Si è sempre dovuto rilevare questo ritardo? Si potrebbe sostenerlo. Che la forma della città cambi più in fretta del cuore dei mortali, Baudelaire lo diceva un secolo e mezzo fa
Però. Però, non 150 anni fa, ma 30, c’è stato qualcuno, nella nostra città, abbastanza autorevole per dire pubblicamente che il Crystal palace di Brescia Due non doveva arrivare all’altezza prevista: non tanto perché se no avrebbe superato di sei metri il Pirellone (e la Regione non nascose che questo non lo gradiva), ma perché alterava lo skyline della città. Si vedeva dappertutto insomma. Un grattacielo, invece del duomo con la sua lanterna.
Sarebbe stato più bello il Crystal palace se realizzato secondo il progetto originario di Bruno Fedrigolli? Questa è un’altra storia. Così come non è sul bello o il brutto che si può vedere nel nuovo edificio sorto accanto al Freccia Rossa che vale la pena di fermarsi, ma sulla qualità della sua presenza, e le intenzioni che esplicitamente hanno motivato l’intervento, sintetizzate nel nome stesso che lo distingue: Skyline 18. Un nome che programmaticamente dichiara una volontà. Skyline 18 – si legge in un sito dedicato – è “un monolite che definisce il suo ruolo da protagonista nell’impianto urbano in cui si colloca”,  e che proprio grazie alla sua forma architettonica – di cui la mole non certo è un tratto secondario – sa “arricchire di contenuti e suggestioni” la forma urbana. Del resto, lo si era detto già la sera della presentazione del progetto, tre anni fa, al Teatro Grande: Skyline 18 “si candida a diventare un nuovo simbolo di Brescia, con i suoi diciotto piani in vetro, pietra e acciaio”.
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Dal Corriere della Sera-Brescia del 23 febbraio 2014.
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